
Il brano in foto tratto da Zagare e segreti di Enzo Cannizzo (Ensemble, 2024) ha un tono tragicomico e surreale. Ciccio Rambo Due è quasi una figura mitologica di provincia, tra il grottesco e il poetico. La scena è costruita con un crescendo teatrale. Ciccio Rambo Due trova finalmente il coraggio di farsi biondo, indossare la sottana della madre, i tacchi; si mette alla guida del suo trattore e raggiunge il palco in cui si esibisce Anna Oxa. Raggiunge il palco e strilla a squarciagola Non voglio mica la luna. Ciccio infine piange. Il gesto di Cicco è una performance pubblica ma anche un atto liberatorio che si scontra con la suscettibilità della cantante e gli interessi materiali della famiglia. Anna Oxa interrompe quindi il concerto, gelosa degli applausi, e pretende di essere ugualmente pagata. Il sindaco sconvolto è colpito da una colica renale. Ciccio Rambo trionfa e ci fa ridere. Ma il finale è amaro, ironico. Invece di essere riconosciuto per il suo momento di gloria, Ciccio viene dichiarato pazzo e i parenti si spartiscono i beni, riportando tutto a uno dimensione terrena e materiale.
Sunt lacrimae rerum, scrive Sebastiano Burgaretta in prefazione. Il lettore non può non sentirsi segretamente e stranamente in qualche modo affine ai personaggi che popolano come fulmini a ciel sereno gli aneddoti narrativi di Zagare e segreti: in ogni cartolina letteraria c’è qualcosa di folle: una ribellione, un movimento personale e individuale, il gesto di chi perde e non si arrende, sconfitto, divorato dal crudele mostro della società.
Ogni mattina la signora Verano si affacciava dal balcone e diceva di non essere lei.
©Fgianino

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