Cavalcare

marzo 30, 2017

vittorio_alfieri“Mi andava provando di leggere qualche cosuccia, ma non intendeva neppur la gazzetta, non che alcun menomo libro; e mi accadeva di aver letto delle pagine intere cogli occhi, e talor con le labbra, senza pure saper una parola di quel ch’avessi letto. Andava bensí cavalcando nei luoghi solitari, e questo soltanto mi giovava un poco sì allo spirito che al corpo.”

(Vittorio Alfieri,  Vita)


Cavallo

marzo 28, 2017

vittorio_alfieri“E da questo ne nacque la compra del mio primo cavallo, che venne meco nella villeggiatura di Cumiana. era questo cavallo un bellissino sardo, di mantello bianco, di fattezze distinte, massime la testa, l’incollatura ed il petto. Lo amai con furore, e non me lo rammento mai senza una vivissima emozione. La mia passione per esso andò al segno di guastarmi la quiete, togliermi la fame ed il sonno, ogni qual volta egli aveva alcuno incomoduccio; il che succedeva assai spesso, perché egli era molto ardente e delicato ad un tempo; e quando poi l’aveva fra le gambe, il mio affetto non m’impediva di tormentarlo e malmenarlo anche tal volta quando non volea fare a modo mio. La delicatezza di questo prezioso animale mi servì ben tosto di pretesto per volerne un altro di più, e dopo quello due altri di carrozza, e poi uno di calessetto, e poi due altri di sella, e così in men d’un anno arrivai sino a otto, fra gli schiamazza del tenacissimo curatore, ch’io lasciava pur cantare a suo piacimento.”

(Vittorio Alfieri, Vita)


sedia

marzo 17, 2017

vittorio_alfieri“Non mi trovava almeno più nella dura e risibile necessità di farmi legare su la mia seggiola, come avea praticato più volte fin allora, per impedire in tal modo me stesso da potere fuggire di casa, e ritornare al mio carcere. Questo era anche uno dei tanti compensi ch’io aveva ritrovati per rinsavirmi a viva forza. Stavano i miei legami nascosti sotto il mantellone in cui mi avviluppava, ed avendo libere le mani per leggere, o scrivere, o picchiarmi la testa, chiunque veniva a vedermi non s’accorgeva punto che io fossi attaccato della persona alla seggiola. E cosí ci passava dell’ore non poche. Il solo Elia, che era il legatore, era a parte di questo segreto; e mi scioglieva egli poi, quando io sentendomi passato quell’eccesso di furiosa imbecillità, sicuro di me, e riassodato il proponimento, gli accennava di sciogliermi.”

(Vittorio Alfieri, Vita)