Da Carver a Sgalambro

19 agosto 2020

Il racconto Blackbird pie di Raymond Carver rappresenta il momento esatto in cui una donna dice addio al proprio marito. Scrive una lettera e, mentre lui la legge nella propria stanza, lei, ben vestita, con la valigia pronta, esce di casa e lo pianta. Fuori c’è la nebbia e un insieme di altre cose che non sto qui a riassumere. Il perché della separazione non è ben chiaro, sembrerebbe che il marito sia sempre stato un po’ distratto. La solitudine, come un’infida malattia, ha fatto il suo corso.

My wife had non friends here in the contry, and non one came to visit. Franckly, I was glad for the solitude. But she was used to having friends, used to dealing with shepkeiper and tradesman. Once upon a time a house in the country would have been our ideal – we would covetedsuch an management. Now I can see it wasn’t such a good idea. No, it wasn’t. La vita solitaria è stato un errore.

Alla fine del racconto, la voce narrante dichiara: to take a wife is to take a history. I understand that I’m outside history now. Autobiografy is the poor men’s history. L’autobiografia è la storia dei poveri. Ricordo un passo di Manlio Sgalambro (non saprei riportare adesso la citazione con maggior cura), ma la sostanza del contenuto è un elogio della vita matrimoniale, come unica occasione per essere in relazione con l’altro e fare esperienza della realtà. Prendere moglie è come entrare nella storia a testa alta. Perdere la moglie significa trovarsi improvvisamente a giocare in panchina, fuori dalla storia (I’m outside history now). Chi vuole ripercorrere le fasi del matrimonio, andrà a leggere ciò che è rimasto scritto, its scraps and tirades, its silence and innuendos. Ma senza moglie non ci sono litigi e notizie frammentarie da ricostruire. C’è solo quello che ci raccontiamo da soli, l’autobiografia: e l’autobiografia è appunto la storia dei poveri.


Boxes

15 agosto 2020

Una madre si lamenta continuamente col figlio, ripete che la città in cui vive è invivibile, fredda e inospitale (She said if this weather didn’t improve she was going to kill herself), e lo dice fino all’esasperazione. Si è trasferita da appena un anno. E Jill, la compagna del figlio, non sopporta l’invadenza della suocera. Il figlio, pur infastidito, ha una grande pazienza. Cerca di parlarle per telefono, ma allo stesso tempo preferisce farle visita il meno possibile. Ma adesso la madre li ha invitati a un pranzo, l’ennesimo pranzo, e stavolta è un’occasione speciale perché è un pranzo d’addio. La madre andrà a vivere lontano, in California. Il figlio è preoccupato, anche se non nasconde un certo sollievo, la lontananza potrebbe concedere un po’ più di respiro alla loro relazione. Ma non è solo un fatto di spazi e invadenza. Benché il carattere scontroso e irritante sembra contraddirla, la madre soffre la solitudine. Vorrebbe amare ed essere voluta bene, ancora. Il figlio ricambia, è vero, ma si posiziona tra due fuochi: l’insofferenza proverbiale di Jill, la nuora, e l’aggressività della suocera. Il figlio, che è la voce narrante, è un uomo equilibrato, paziente, ascolta, osserva, capisce tutto questo, ma non si ribella, convive con la guerriglia quotidiana della compagna e della madre. Affronta le situazioni dalla giusta distanza. Anche se il momento dell’addio è vissuto con sentimentalismo (My mother holds my arm… She says, “let me hug you once more. Let me love your neck. I know I won’t see you for a long time.” She puts an arm around my neck, draws me to her, and then begins to cry. […] I’ll miss you, honey). L’ultimo saluto, poi lei alza il finestrino dell’automobile e parte. È quasi un addio tra marito e moglie. Perché in quel momento lui incarna l’assenza del marito. E allora anche in California la madre continuerà quindi a chiamare per telefono il figlio, lamentandosi sempre del clima e delle persone. Nulla in lei è cambiato. E lui, per starle vicino, fa una cosa nuova, usa una parola (a sweet name), che è una parola d’amore, ed è la stessa con cui suo padre le parlava.

Il racconto si intitola Boxes e fa riferimento alle scatole che la madre ha riempito per portarsi tutto in California. Sono rimaste sparse sul pavimento per diversi mesi, finché non si decide a partire. Ma non serve a nulla cambiare luogo,  se si rimane in compagnia della propria inquietudine. Ciò che manca nel figlio e in Jill, credo, sia un gesto risoluto e generoso. Avrebbero potuto invitare la donna a vivere con loro, sotto lo stesso tetto, e forse lei avrebbe cambiato atteggiamento. La consapevolezza della necessità di un gesto d’amore crea un’illusione. Oppure è l’inizio di una relazione più serena. Ma credo che nel mondo raccontato da Carver venga fatto uno sforzo immenso nel comunicare i sentimenti e cambiare la qualità dei rapporti interpersonali. E Comunque (come anche nel racconto Intimacy) il non detto è sempre più drammatico delle parole che volteggiano nell’aria.