Due tre chiodi, conficcati a colpi di martello sulla parete, per farne una croce e appendervi un corpo che al terzo giorno si risveglia. È un romanzo musicale nella struttura e nella retorica, quindi poetico. Un’opera post minimalista. Materiale linguistico come lenti per osservare uno spazio e plasmare il proprio immaginario. Più che nell’intreccio e nella trama la storia si fa concreta per un accumulo ripetitivo e variato di un’unica tensione ossessione tematica: il corpo e la sua sopravvivenza. Un horror abitato da zombie e sostanze artificiali. I pochi angoli di luce che la dinamica della relazione sentimentale regala – lo scintillio della lotta d’amore – sono rabbuiati dalla compresenza di oggetti ed esistenze spente: cose che stanno dove stanno inerti per essere consumate, usate, sfruttate, svuotate di vuoto. Il cibo non restituisce più energia e vita, ma malessere e gonfiori. Tutto questo è quello che rimane dopo il trauma, dopo l’evento catastrofico.
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Nosferatu non esiste, Accardi

Poesie raccolte intorno ad alcune idee ricomposte in maniera romanzesca dal titolo Nosferatu non esiste (Arcipelago Itaca 2021). Il lettore intanto si sposta tra diversi luoghi, dalla ragnatela delle quattro pareti di una casa patria, fino a Bruxelles, nel comune di Molenbeek-Saint-Jean. Il luogo di partenza potrei immaginare essere la luce della Sardegna, i paesi che finiscono in spiaggia. Azzardo l’omissis: Cagliari. Poi spadroneggia Palermo, e la spiaggia senza tempo e vacanziera di Mondello. Per somiglianza altre spiagge benché provinciali suggerisce ai miei ricordi questa toponomastica: quelle del ragusano, così alla moda e vampirizzate da geometri e villeggianti, quanto desolate in eterna giacenza extra umana (sole, pineta, sabbia, mare, pescherecci all’orizzonte, erba infestante nei vicoli più stretti, qualche petroliera come vascelli d’esistenze eroiche fluttuanti, fabbrica ex di ex mattoni in una ex vita) che fanno sentire noi umani davvero come le formiche in una ipotetica (o reale) canzone di Battiato: vanno e vengono per ferragosto, s’attendano, e non sanno perché mettere casa sulla sabbia per una notte, trovare patria e libertà sotto le stelle tra il comune far finta di niente.
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