Il mestiere del professore (15)

(A cosa servono gli esercizi?)

Gli studenti si chiedono spesso a che serva svolgere un copiato, un esercizio di traduzione o parafrasi, quando già tutto è stato tradotto o riscritto; che senso avrebbe ricopiare cinquanta versi di Dante oppure riassumere un racconto. A cosa serve rifare quanto appartiene al passato e non ha utilità. non dico pratica, ma neanche teorica? L’unico copiato utile allo studente sarebbe quello che eviterebbe di impiegare tempo e sforzo intellettuale nello svolgere un compito.

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Leopardi, sulla bellezza.

Leggo il p. 1318 dallo Zibaldone. Leopardi non definisce cosa sia la “bellezza”, (probabilmente l’avrà già fatto o non lo farà mai) bensì afferma che “intorno al giudizio del bello, non opera tanto l’assuefazione, quanto l’opinione”. In breve, un libro, una donna, un quadro, una poesia è giudicata tanto più bella quanto maggiore è la sua notorietà. Dal giudizio all’assuefazione, il passo è breve. Per dimostrare quanto affermato Leopardi chiama in causa l’esperienza quotidiana: “Chi non sa che una bellezza mediocre, ci par grande s’ella ha gran fama?”. Poi parla degli scrittori e dice: “il formare il gusto, in grandissima parte non è altro che il contrarre un’opinione… se tu cambi opinione, ecco che quella stessa opera ti dà sommo piacere, e ci trovi infinite bellezze di cui prima sospettavi.”

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