Le Muse, confessa Esiodo, gli sono apparse, come sulla via per Damasco, e hanno così parlato:
“O pastori, cui la campagna è casa, mala genia, solo ventre; noi sappiamo dire molte menzogne simili al vero, ma sappiamo anche, quando vogliamo, il vero cantare”. E le Muse trasformano Esiodo da semplice pastore in poeta della verità, un Paolo di Tarso ante litteram, donandogli un ramo d’alloro fiorito (Teogonia, vv. 25 e seg.).
Un aspetto su cui il lettore non si accanisce è la veridicità di un testo di narrativa, che sia in prosa o in versi. La coerenza all’inerno di un testo è più importante della veridicità al di fuori di esso. Oggi alcuni autori scrivono in prima persona, creando il personaggio col proprio nome e cognome, senza mai raccontare fatti vissuti. In molti romanzi la falsità di ciò che si narra è un assunto indispensabile. Nell’ultimo romanzo di Michele Mari non è ben chiaro dove la confessione lasci posto all’immaginazione. Nel romanzo mare di David Foster Wallace, Infinite Jest, tutto sembra essere figlio della falsificazione. In Manzoni invece si vuol far passare per vere cose false, addirittura. Alla fine dei romanzi di Walter Siti, l’autore proclama chiaramente che tutto quanto è stato scritto è frutto di fantasia. E noi non ci crediamo sempre. Così anche nell’ultimo di Saviano. Andrebbero da ricordare i titoli di coda del film ‘Le mani sulla città’. Eppure, queste narrazioni raccontano cose molto ‘vere’.
Insomma, capita che quando il contenuto è vero, l’autore afferma che è falso; ma quando il contenuto è davvero falso, l’autore afferma che sia vero, o quanto meno fa di tutto perché si creda esserlo.
In Verga tutto ciò che si racconta è vero?
Per Omero tutto è vero, testimoni le Muse, che infondono al poeta la forza di versificare. Ma è chiaro che noi ad Achille non ci crediamo davvero. Come credere che esista Batman! Improponibile. La falsità del racconto poetico, o meglio dire, epico, è palese, evidente, reale.
Ed è falso anche il ricorso, la raccomandazione che il poeta cerca dalle Muse. Cantami o Musa eccetera, come se chiedesse il permesso e la forza perché l’enormità delle balle che il poeta comincia a raccontare, possano sembrare vere, reali, più credibili del credibile, e quindi toccare il cuore del lettore.
La poesia epica è falsa, tutta falsa, e nonostate questa sua assurda coerenza, la poesia epica scala le classifiche delle preferenze. Perché, sarà falsa nella lettera, ma non lo è forse nei significati più profondi. Achille è il parto di un’immaginazione fervida, ma il carattere che Achille rappresenta è tanto credibile da diventare un modello: la guerra e la passione incarnata in un volto.
Ma, tralasciando le metafore, la poesia epica ha raccontato mondi impossibili e inverosimili. L’invocazione alle Muse di Omero, e di tutti i suoi imitatori, Virgilio in fila spudoratamente, è falsa. Il poeta epico non si sottomette alla divinità, a una gerarchia superiore; fa finta di essere invasato, ma in reatà invade e sottomette a sè tutto, anche il mito. E inventa, e il poeta diventa artefice di storie. Sull’altare dello spettacolo (e talvolta del potere o dell’ideologia) si sacrifica la ‘verità’.
Esiodo invece pone la questione in modo diverso, anche se forse il risultato porebbe essere lo stesso. Con Esiodo prende inizio un’altra idea di narrativa (o poesia nello specifico): la scrittura che racconta la verità senza virgolette. La verità non per metafora o per allegoria. Tutte vere sarebbero le storie, allora. Ma la verità verità, le cose come stanno, senza ghirigori. Ecco, Esiodo lo racconta, pretende di raccontarlo, e lo fa in particolare nella suo poema didascalico Le Opere e i Giorni. Anche la Teogonia racconta le cose come stanno, cioè (imcredibile!) il mondo degli dei. Ma questo discorso mitologico per noi ha presa minore come discorso sulla verità. Per Esiodo era un discorso sulla ‘rivelazione’.
La vertità è davvero importante. Anzi, lo scopo della poesia è dire cose vere. (Anche se viene il dubbio che Esiodo ci faccia lo stesso giochetto di Manzoni con Renzo e Lucia e il famoso manoscritto). Perché la verità è utile per vivere, perché la verità può essere insegnata. Con Esiodo, a me sembra, lo scrittore è davvero ai piedi della verità, per onorarla e rispettarla, con devozione. Esiodo aveva origini orientali. Esiodo rispetta le gerarchie. Non credo dovesse essere un rivoluzionario, lavorava sodo come pastore o contadino, e credeva a un ordine superiore. Proprio il contrario di Ulisse, che acceca il figlio di Poseidone. Tutto il contrario. Esiodo è obbediente alla verità. Ulisse invece non la sopporta, e se ne inventa un’altra, alla ricerca di qualcosa che non sa neanche lui che cosa è, e noi chiamiamo ‘conoscenza’.
Il discorso sulla verità al verso 60 e seguenti della Teogonia si veste anche di significati politici. Calliope è la musa che infonde la virtù della parola e della saggezza:
” … le Muse l’amabile voce levando cantano le leggi e i saggi costumi degli immortali celebrano … le nove figlie del grande Zeus generate, Clio e Euterpe e Talia e Melpomene, Tersicore e Erato e Polimnia e Urania e Calliope, che è la più illustre di tutte. Essa infatti i re venerati accompagna … a lui sulla lingua versano dolce rugiada e dalla sua bocca scorrono dolci parole; le genti tutte guardano a lui che la giustizia amministra con retti giudizi; mentre lui parla sicuro, subito, anche una grande contesa, placa sapientemente; perché è per questo che i re sono saggi, perché alle genti offese nell’assemblea danno riparazione facilmente, con le dolci parole placandole; quando giunge nell’assemblea come un dio o rispettano con dolce reverenza, ed egli splende fra i convenuti.”
Alla luce di questo passo controverso per la critica, la parola poetica, la verità e il sovrano acquisiscono insieme la forza del padre figlio e spirito santo.

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