Non dirmi che hai paura, Catozzella

di Claudia Barbagallo

Fin dalla nascita le condizioni di vita di Samia non sono delle migliori. In Somalia, intorno agli anni Novanta, c’era la guerra e questo ha comportato povertà e morte. Samia vive insieme alla sua famiglia, è una bambina furba e intelligente, ma allo stesso tempo piena di affetto per la sorella più grande Hodan, per il padre Aabe, e per il suo migliore amico Alì, il quale vive sotto lo stesso tetto. Samia e Alì in comune hanno anche la voglia di esplorare, di giocare e di vivere. Infrangono le regole, e si cacciano in parecchi guai. Samia però è più fortunata per certi punti di vista, ha la possibilità di aggrapparsi all’unica cosa che la rende felice: correre.

Inizialmente nemmeno lei crede di poter arrivare lontano, ma pian piano le cose cominciano a cambiare. Alì si offre come allenatore. Durante la prima competizione, Aabe le regala la prima fascia per la corsa, e sarà proprio questa fascia a darle la spinta per sognare le Olimpiadi del 2008 in Cina. E così il comitato olimpico della Somalia la seleziona e la porta a Pechino. Cominciano gli allenamenti, la prima corsa davanti alle telecamere, ai giornalisti, al pubblico che applaude e fischia; è tutto nuovo, perfino la camera di hotel dove soggiorna. È ammaliata da qualunque cosa la circondi. Quell’anno non vince, arriva decima su dodici atlete specializzate nei duecento metri. Non si arrende, prosegue nel suo sogno di vittoria, ma stavolta decide di partire, per migliorarsi all’estero e partecipare alle Olimpiadi di Londra del 2012. Ma i documenti necessari per l’espatrio non arriveranno mai, e sceglie di raggiungere l’Europa a modo suo.

Tra viaggi clandestini, soldi per pagare i trafficanti, notti trascorse dormendo in una jeep con settanta persone sconosciute, la speranza non muore: Samia riesce ad arrivare in Italia. E da lì si sposta in Inghilterra dove si qualifica alle Olimpiadi e sentirà per la seconda volta nella sua vita lo sparo d’inizio della gara.

L’autore però ci ha fatto sognare. Samia, la vera Samia, quella in carne ed ossa, è invece morta nel mar Mediterraneo durante il viaggio, mentre cercava di aggrapparsi alle funi lanciate da un’imbarcazione di soccorso. 

Perché questa scelta? Semplice. Come ogni persona che legge questo libro, anche l’ autore sentita la storia di Samia raccontatagli dalla sorella Hodan, ha scelto di non spegnere il sogno.

Consiglio questo libro perché racconta dettagliatamente la vita in tempo di guerra, guerra che fortunatamente noi non viviamo nel nostro paese, ma di cui abbiamo notizie dai telegiornali e dai documentari. Questo libro riesce a conquistare il lettore dando forma alla speranza, la speranza che ogni ragazzo dovrebbe nutrire per trasformare la propria vita in una storia esemplare.

(Claudia Barbagallo è una studentessa di secondo anno del Liceo delle Scienze umane – Turrisi Colonna di Catania)

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