Carne di Cavallo

2 febbraio 2020

Racconto d’amore e macelleria

Francesco Gianino

Due giovani vivono nel paese dei mangia cavalli, e non hanno speranza di uscirne vivi insieme al loro amato cavallo di nome Geronimo. Lui, abusivamente allevato in appartamento, dovrà sfuggire il marrancio di Ciccio Canaglia. Storia surreale, poetica, tra incubo e realtà, più reale dell’immaginazione, più assurda di ogni fatto di cronaca. Una distopia esistenziale, in cui società e cibo sono l’unica equivalenza possibile per raccontare il mondo contemporaneo.

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Cavallo

23 maggio 2019

” La più strana figura di donna che egli avesse mai veduta: lunga, magra, dinoccolata, coi denti scoperti come un cavallo annitrente, con indosso un abito straordinariamente vistoso, roseo e giallo: la vecchia miss inglese dei giornali di caricature, una maschera di carnevale […] Ella scoteva il capo dall’alto in basso, come un cavallo che senta la briglia, mentre intingeva un biscotto nel the.”

(Federico De Roberto, L’Imperio, 1929)


 


Pianoforte

22 maggio 2019

“I e i no s’udivano da destra, da sinistra, saltellanti come le note d’un pianoforte i cui tasti sono toccati a caso. A poco a poco, i dapprima molto scarsi cominciavano a spesseggiare: alla lettera C le due parti s’equilibravano. E a un tratto cominciò una sfilata di , rapidi, impazienti, interrotti a rari intervalli da qualche no sonoro e violento che provocava risate.”

(Federico de Roberto, L’ Imperio, 1929)


 


primavera

9 marzo 2017

IMG_0128“Non so se io abbia più sete di acqua o più sete di musica o più sete di libertà. Sento il sole dietro le imposte. Sento che c’è un’afa di marzo chiara e languida sul canale. Sento che è bassa marea. La primavera entra in me come un nuovo tossico. Ho le reni dolenti, in una sonnolenza rotta di sussulti e di tremori”

(Gabriele d’Annunzio, Notturno)


primavera

8 marzo 2017

IMG_0125“Primavera per modo di dire, qui la primavera diventa subito estate, qui non è terra di tepori. Non si fa in tempo a svezzare il sole che già ruggisce cresciuto. La stessa cosa con le ragazze: ieri le vedevi, le accarezzavi bambine, ma oggi due capezzoli di ferro gli sforzano la vesticciola, sotto la fronte gli splendono due occhi cupi.”

(Gesualdo Bufalino, Argo il cieco)


primavera

28 febbraio 2017

“Passai più giorno in Venezia sovittorio_alfierilissimo senza uscir di casa; e senza pure far nulla che stare alla finestra, di dove andava facendo dei segnuzzi, e qualche breve dialoghetto con una signorina che mi abitava di faccia; e il rimanente del giorno lunghissimo, me lo passava o dormicchiando, o ruminando non saprei che, o il più spesso anche piangendo, né so di che, senza mai trovar pace, né investigare né dubitarmi pure della cagione che me la intorbidava o toglieva. Molti anni dopo, osservandomi un poco meglio, mi convinsi poi che questo era in me un accesso periodico d’ogni anno nella primavera, alle volte in aprile, alle volte anche sino a tutto giugno; e più o meno durevole e da me sentito, secondo che il cuore e la mente si combinavano essere allora più o meno vuoti ed oziosi.”

(Vittorio Alfieri, Vita)