Una delle ultime raccolte di Saba, Mediterranee, esplicita coerentemente cosa significhi essere poeta: dire la verità, essere onesto, usare parole semplicissime nel raccontare la complessità. Scrivere versi significa svelare, nominare pubblicamente e con coraggio il desiderio. Allora la storia più difficile da raccontare è quella che si dispiega sotto l’ombra di parole “trite” come amore, fiore, dolore, cuore. Parole che i poeti eviterebbero come fossero, in assenza di ispirazione, un porto franco, luogo della commozione. La poetica della semplicità di Saba invece fa in modo che le cose nominate – il desiderio e l’oggetto del desiderio – siano proprio quelle, senza simboli. E così nel denudarsi si impone un pudore, una paura, un freno o un’astuzia formale che tiene discosto il dilemma decisivo.
(altro…)Tag: bellezza
-
alla Guido Gozzano

Non sono uno studioso di Gozzano, il poeta dell’Amica di nonna Speranza. Non so farne un discorso critico. Quello che scrivo lo scrivo per moto di commozione. Le poesie di Gozzano – poeta da me amato – hanno il tono pentito dell’esteta per sbaglio, un esteta al contrario, quello della non esibizione, che fa poesia alla Leopardi, ricordando i ricordi, senza azione.
Guido ha memoria di qualcosa che non ha mai vissuto: vita sentimentale e romantica. Il suo mondo interiore nasce coi quadri, le stampe, gli oggettini d’arte, poesia e letteratura. Uno di noi, insomma, che conosce attraverso specchi e rappresentazioni. Uno che ha capito dove la natura lo porta – una semplicità ammazzata dalla macchina. Memoria di un Ottocento da salotto bonario e basico, la borghesia che legge i romanzi del D’Azeglio sul comò, l’epoca del sentimento ingenuo e della musica: poesia di un facsimile. Gozzano ama ciò che non è, e favoleggia alla vista delle rovine delle ville abbandonate, dentro case di signore garibaldine e nipoti vergini.
(altro…)
