Scrivere

13 luglio 2019

Per scrivere devo sempre calmarmi, sedermi o appoggiarmi da qualche parte, e non fare resistenza al tempo che passa. Posso anche scrivere camminando, ma dopo ritrovo nel quaderno solo liste di cose che ho visto, senza l’apertura dello spazio in cui le ho viste.

(Gianni Celati, Verso la Foce, 1989)


Insegnare a scrivere

15 marzo 2017

I professori si guardano a distanza tra di loro, per quella buona prassi per cui l’operato del collega è insindacabile, non si può criticare, non si può mettere becco sul lavoro dell’altro (poi in verità il becco lo si mette, in sala professori, in sordina, tra una cosa e l’altra, di nascosto). E sembra strano, spesso il collega x non sa proprio nulla del metodo di lavoro del collega y. Nessuno sa nulla ufficialmente (non se ne parla), se non per quello che, in forma di auto-celebrazione, si possa dire durante i consigli di classe. Perché il professore x sappia qualcosa del professore y è necessario un evento straordinario, una indagine del preside, lamentele dei genitori o studenti, una crisi d’identità, un’esplosione di collera, un elogio flautato per i corridoi, cose eccezionali quindi. Nella norma i professori tra loro sono omertosi, ma se vogliono sapere, sanno. Leggi il seguito di questo post »