All’altro capo, Deidier

15 maggio 2021

La sezione Chimica dell’abbandono (tento questi appunti per un lettura della silloge poetica All’altro capo di Roberto Deidier, ed. Mondadori, 2021) termina con questo canonico endecasillabo, ictus in sesta posizione che discende all’Ade: ora scrivo di notte, scrivo ai morti. La sezione prende inizio con un corsivo: i giorni che cadono, E guadagnano illusioni, stelle in fiamme. E poi un altro endecasillabo: ho sempre trovato te, all’altro capo. L’altro capo del mondo, nella mia lettura, è il regno dei morti, ovvero il ricordo: l’inverso della luce è l’ombra, alla parola il silenzio, alla luce meridiana il tramonto, alla realtà la metafisica.

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A smile, not a smile

30 maggio 2019

… a smile – not a smile – I remember it, but I can’t explain.

Così Marlow chiosa, ricostruendo il primo incontro con il direttore della spedizione. La costruzione retorica della narrazione risulta spesso sfuggente. Il cuore di tenebra cui la scrittura rimanda, è un mistero. Orientare la lettura in una duplice tensione: chiaroveggenza e mistero ineludibile: sarebbe la vanga adatta per disotterrare il pensiero dello scrittore. Il visibile dentro cui è rintanata una forza oscena, crea vibrazioni dissonanti; il timore che qualcosa di impressionante possa capitare in qualsiasi momento, aleggia come un avvoltoio sui residui di razionalità europea. Lo scontro tra ordine e disordine, organizzazione dei ruoli e irrazionale forza aggregativa: i figli della ragione sbattono la testa sul muro altissimo dell’incoerente vitalismo dell’esistenza.

“It is funny what some people will do for a few francs a month. I wonder what becomes of that kind when it goes up country?” É un domana retorica che lo svedese, sono sue le parole, rilancia a Marlow. “I said to him I expected to see that soon” risponde lui con curiosità. Cosa diventa l’uomo quando abbandona la civiltà? La risposta è nelle parole di Kurtz: qualcosa di bestialmente vorace e luminoso, un trionfo mistificatore – The horror! The horror! Kurtz è il mago stregone colonizzatore bianco, ha stretto patti di convivenza con il lato oscuro del modo, per soggiogarlo e trarne utile commerciale: l’avorio.

“The other day I took up a man who hanged himself on the road. He was Swede too. Hanged himself! Why, in God’s name? I cried. He kept on looking out watchfully. Who knows? The sun too much for him, or the country perhaps.” Così conclude lo svedese. Uno si è impiccato, non ce l’ha fatta a resistere al sole, troppo caldo, oppure è stata la violenza del paese, l’esaltazione bruta, in una parola: l’orrore.


La speranza, un male antico.

20 agosto 2017

IMG_0211Enigmatico mi è subito parso il mito di Pandora, questo mito tutto esiodeo.
Lo conosciamo. Zeus dovrebbe vendicarsi su Prometeo perché è stato ingannato e disubbidito. Nella costruzione di Esiodo gli uomini sono costretti a procurarsi il necessario per campare, altrimenti vivrebbero nell’ozio e nell’ignoranza. Gli dei infatti hanno privato del benessere l’uomo: il fuoco che Prometeo infine ruba. Zeus risponde alla rapina inviando sulla terra una donna giovane, astuta, seducente, ma ingannatrice e puttana: Pandora. Leggi il seguito di questo post »