Kafka e Boccaccio

Boccaccio, la novella di Rinaldo D’Este, seconda giornata. Rinaldo, mercante devoto a san Giuliano, è derubato. Di notte trova riparo sotto la sporgenza di una casa. Non può entrare dentro le mura del castello. Il ponte levatoio è chiuso. Fuori c’è freddo, nevica. Trema Rinaldo, è malmesso. I gemiti di sofferenza sono uditi da una donna rimasta sola in casa. Mossa da umanità e desiderio, decide di dare ospitalità all’uomo. Offre un bagno caldo, la cena e la propria persona (“la donna, che tutta d’amoroso disio ardeva …”). L’indomani, attraverso un’entrata segreta, quella degli incontri amorosi, Rinaldo è già dentro il castello. Ritrova i ladri, e ottiene giustizia.

Anche Kafka non può entrare nel castello, terzo capitolo. Si innamora di Freida, la donna di una dei signori, Klamm. Durante il primo incontro sguazza in una pozza di birra, sotto il bancone. Il loro amore è trasgressivo. Ma Freida non può in alcun modo far entrare K. nel castello. Al più riesce a far spiare dal buco della serratura Klamm che dorme.  K. vuole sposare Freida. Ma il Castello rimane invalicabile. Freida invece, seguendo la passione, si sente perduta. La trasgressione allontana dalla giustizia. La giustizia ha regolamenti che non si possono aggirare.

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