Il mestiere del professore (23)

Approfittando del sonno ad orologeria – è necessità fisiologica dopo cinque ore contate svegliarmi, d’una fisiologia di cui non ho ancora inteso lo scopo – la sveglia è mattutina e al cancello di scuola mi trovo ancor prima che venga aperto dal bidello di turno. Così ad organizzare le idee ci penso in sala docenti – quest’anno, tra succursale e centrale, in succursale è una saletta con veduta in cielo e sui tetti, il sole ancora d’arancia vernicia il sesto piano d’un palazzetto, e le terrazze sono immaginari gradoni, tra edifici, come se Wonderwoman potesse girare per la città saltando di tetto in tetto.

Altro

Il mestiere del professore (18)

(La cagnolina Bibì entra a scuola)

Uno degli ultimi capitoli di Uno, nessuno e centomila, Pirandello ovviamente. Il paragrafo s’intitola Il Dio di dentro e il Dio di fuori. Che sarebbe come dire: le forme visibili e invisibili del sentimento religioso. L’andamento rapsodico del romanzo raccoglie un ampio repertorio d’immagini e riflessioni sulle forme dell’io che si rivela molteplice quanto le sue rappresentazioni. Nel finale Vitaliano Moscarda rinuncia anche al proprio nome, per vivere fuori dalle costruzioni umane, lontano dalla città, in un ospizio di campagna, in un luogo amenissimo. Osserva il paesaggio e vi si immerge per ciò che di indefinito e vago suggerisce: all’alba, quando le cose appena si scoprono […] Impedire che il pensiero si metta in me di nuovo a lavorare, e dentro mi rifaccia il vuoto delle vane costruzioni.

Altro

Il mestiere del professore (17)

(sul nulla e gli animali domestici)

Leggere Pirandello fa senso: lambiccarsi per cercare l’identità e scoprirne nessuna o mille, è un fatto universale senza scadenza. L’accanimento per una definizione ultima a tutti i casi dell’esistenza (e non riuscirvi) è stata forse una peculiarità della sua epoca, quando la società borghese vestiva un abito impeccabile di retorica e il discorso pubblico non ammetteva dubbi sulla sincerità dell’uomo perbene: le ombre e l’immoralità appartenevano alla povertà e al bisogno. Il ceto dominante si auto-definiva, e Pirandello lo smascherava.

Altro

Il mestiere del professore (16)

(ancora sul fare i compiti)

Il punto, viene obiettato, è quale modello imitare. Anche lo studente più distratto e ribelle concorda sulla necessità di svolgere esercizi intesi come un’attività d’imitazione di alcuni modelli culturali. Ma quali modelli? E qui l’annosa questione intorno al programma scolastico: Manzoni sì Manzoni no, lo studio del latino, le scelte antologiche.

E su questo, accordandoci che l’ingegno sia assuefazione, sono tante le dispute, sui giornali o per i corridoi, che terminano là dove comincia la libertà d’insegnamento. Se l’ingegno è assuefazione, la cultura è una costruzione artificiale. Per citare Pirandello l’uomo piglia a materia se stesso, e si costruisce, sissignori, come una casa. E la costruzione dura finché non si sgretoli il materiale dei nostri sentimenti e finché duri il cemento della nostra volontà.

Altro

L’insostenibile leggerezza della vita

L’innesto si intitola la commedia di Pirandello che apre il secondo volume delle opere teatrali nell’edizione Mondadori. È la storia di una donna sposata e di un marito impotente. Un giorno Laura è violentata da uno sconosciuto che dopo l’atto fugge. Rimane incinta e il marito vorrebbe costringerla all’aborto. Laura rifiuta e accetta il figlio come un frutto dell’amore coniugale.

Il tema affrontato è l’irrompere violento della natura, la sua forza, che guasta e rovina un ordine fondato sulla razionalità e il buon senso, la convenzione e il rispetto della consuetudine sociale. Le regole della città vengono sovvertite da quelle della natura.

Altro

Il bello, il buono e Pirandello

La commedia O di uno o di nessuno è inserita nell’edizione Mondadori delle opere teatrali di Luigi Pirandello subito dopo la versione in italiano di Liolà con testo a fronte in bellissimo siciliano agrigentino. Queste sono due opere scritte in periodi diversi: la prima durante la guerra mondiale, la seconda durante il primo dopoguerra, in pieno fascismo.

Come è solito in Pirandello, l’impressione che si riceve dalle sue storie è dell’esistenza di una necessità civile che è regola delle relazioni umane, necessità anche tragica, contro cui il protagonista si inventa una soluzione di libertà, di sopravvivenza bizzarra e stravagante. Un tizio che vorrebbe possedere la patente di jettatore, per esempio; l’altro che cambia identità per cambiare vita.

Altro

Città

Sara. – […] Quando a una madre si nega d’attendere ai suoi figli, a una madre che vuole la salute per i suoi figli le si dà torto – che vuoi? ci si danna! Buttai via tutto e mi feci contadina – contadina qua, sotto il sole, all’aperto! Un bisogno mi prese, un bisogno d’essere selvaggia; un bisogno di cadere a terra la sera come una bestia morta sotto la fatica – zappando, pestando le spighe sull’aja con le mule, a piedi nudi, sotto la canicola, girando a tondo con le gambe insanguinate e gridando come un’ubriaca – bisogno d’essere brutale con chi mi pregava che avessi pietà di me – tu intendi chi – quest’uomo puro – puro, Lucio, come una creatura uscita ora dalle mani di Dio – quest’uomo che non ha saputo mai tollerare che mi facessi uguale a lui, e che impedì che mi dannassi, insegnandomi le cose della campagna, la vita, la vera vita che ha qui, fuori della città maledetta, la terra; questa vita che ora sento, perché le mie mani la servono, l’aiutano a crescere, a fiorire, a fruttare; e la gioia della pioggia che viene a tempo; e l’afflizione della nebbia che brucia gli olivi sul fiorire; e hai visto l’erba sulla proda qua della stradetta, d’un verde così nuovo e fresco, all’alba, con la brina? e il piacere, il piacere, sai, di fare il pane con le tue stesse mani che hanno seminato il grano

(Luigi Pirandello, Lazzaro, 1928)

un gomitolo di cause

isDall’espressione gaddiana a descrivere la testa del Ciccio Ingravallo, dalla capigliatura corvina nera di pece e crespa quasi riparargli i due bernoccoli metafisici dal bel sole d’Italia, intravedo una sofferenza, che è poi un leitmotiv nazionale, da intellettuale un tempo di sinistra sinistra, senza il senso delle cose reali e senza rivoluzione, oggi non so più di quale parte o patria: secondo cui la propensione loica abbia a soffrire il caldo della latitudine: e nella nostra bella penisola chi pensa e pensa metafisco, debba nascondere le corna dalla vista altrui, prezzo l’incomprensione, se non l’opinione da passaparola che lo farebbe addummisciuto e spratico (aveva l’aria un po’ assonnata, un’andatura greve e dinoccolata, un fare un po’ tonto come di persona che combatte con laboriosa digestione, descrive Gadda). Del bernoccolo metafisico viene data subito prova, rigo cinquantuno e seguenti: tutta la questione della causa prima o della concausa, gomitolo o napoletano gnommero, conseguente d’effetti o effetto. E Gadda si tira una pagina intera quasi pensiero fondante di una coscienza da investigatore a trecentosessanta gradi. 

Altro