Città

giugno 20, 2019

Sara. – […] Quando a una madre si nega d’attendere ai suoi figli, a una madre che vuole la salute per i suoi figli le si dà torto – che vuoi? ci si danna! Buttai via tutto e mi feci contadina – contadina qua, sotto il sole, all’aperto! Un bisogno mi prese, un bisogno d’essere selvaggia; un bisogno di cadere a terra la sera come una bestia morta sotto la fatica – zappando, pestando le spighe sull’aja con le mule, a piedi nudi, sotto la canicola, girando a tondo con le gambe insanguinate e gridando come un’ubriaca – bisogno d’essere brutale con chi mi pregava che avessi pietà di me – tu intendi chi – quest’uomo puro – puro, Lucio, come una creatura uscita ora dalle mani di Dio – quest’uomo che non ha saputo mai tollerare che mi facessi uguale a lui, e che impedì che mi dannassi, insegnandomi le cose della campagna, la vita, la vera vita che ha qui, fuori della città maledetta, la terra; questa vita che ora sento, perché le mie mani la servono, l’aiutano a crescere, a fiorire, a fruttare; e la gioia della pioggia che viene a tempo; e l’afflizione della nebbia che brucia gli olivi sul fiorire; e hai visto l’erba sulla proda qua della stradetta, d’un verde così nuovo e fresco, all’alba, con la brina? e il piacere, il piacere, sai, di fare il pane con le tue stesse mani che hanno seminato il grano

(Luigi Pirandello, Lazzaro, 1928)


un gomitolo di cause

novembre 9, 2015

isDall’espressione gaddiana a descrivere la testa del Ciccio Ingravallo, dalla capigliatura corvina nera di pece e crespa quasi riparargli i due bernoccoli metafisici dal bel sole d’Italia, intravedo una sofferenza, che è poi un leitmotiv nazionale, da intellettuale un tempo di sinistra sinistra, senza il senso delle cose reali e senza rivoluzione, oggi non so più di quale parte o patria: secondo cui la propensione loica abbia a soffrire il caldo della latitudine: e nella nostra bella penisola chi pensa e pensa metafisco, debba nascondere le corna dalla vista altrui, prezzo l’incomprensione, se non l’opinione da passaparola che lo farebbe addummisciuto e spratico (aveva l’aria un po’ assonnata, un’andatura greve e dinoccolata, un fare un po’ tonto come di persona che combatte con laboriosa digestione, descrive Gadda). Del bernoccolo metafisico viene data subito prova, rigo cinquantuno e seguenti: tutta la questione della causa prima o della concausa, gomitolo o napoletano gnommero, conseguente d’effetti o effetto. E Gadda si tira una pagina intera quasi pensiero fondante di una coscienza da investigatore a trecentosessanta gradi.  Leggi il seguito di questo post »