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    vittorio_alfieri“Tale fu la fiamma che da quel punto in poi si andò a poco a poco ponendo in cima d’ogni mio affetto e pensiero, e che non si spegnerà oramai più in me se non colla vita. Avvistomi in capo a due mesi che la mia vera donna era quella, poiché invece di ritrovare in essa, come in tutte le volgari donne, un ostacolo alla gloria letteraria, un disturbo alle utili occupazioni, ed un rimpicciolimento direi di pensieri, io ci ritrovava e sprone e conforto ed esempio ad ogni bell’opera; io, conosciuto e apprezzato un sì raro tesoro, mi diedi allora, perdutissimamente a lei. E non errai per certo, poiché più di dodici anni dopo, mentr’io sto scrivendo queste chiacchiere, entrato oramai nella sgradita stagione dei disinganni, vieppiù sempre di essa mi accendo quanto più vanno per legge di tempo scemando in lei quei non suoi pregi passeggieri della caduca bellezza. Ma in lei si innalza, addolcisce, e migliorasi di giorno in giorno il mio animo; ed ardirò dire e creder lo stesso di essa, la quale in me forse appoggia e corrobora il suo.”

    (Vittorio Alfieri, Vita)

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    23 marzo 2017
    donna, vita, vittorio alfieri

  • Tradurre

    vittorio_alfieri

    “Dopo Orazio intero, avea letti e studiati ad oncia ad oncia più altri autori, e tra questi Sallustio. La brevità ed eleganza di quest’istorico mi avea rapito talmente, che mi accinsi con molta applicazione a tradurlo; e ne venni a capo in quell’inverno. Molto, anzi infinito obbligo io debbo a quel lavoro; che poi più e più volte ho rifatto, mutato e limato, non so se con miglioramento dell’opera, ma certamente con molto mio lucro sì nell’intelligenza della lingua latina, che nella padronanza di maneggiar l’italiana.”

    (Vittorio Alfieri, Vita)

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    22 marzo 2017

  • Fiore

    IMG_3922-1Chissà da quanto tempo non vengono aperte queste imposte? Dentro è buio ancora, e fuori le ore hanno infuriato. Come un volto trasformato dagli anni, segnato da rughe; un corpo inclinato dalla malattia: le ossa lentamente si sono inclinate, la tessitura muscolare si sforza a mantenere diritta la struttura. Ma accanto a questo lento declino c’è un fiore spontaneo, che vorrebbe addolcire la rovina, e ferma il tempo, e pronuncia il suo per sempre.

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    22 marzo 2017

  • I fratelli Karamazov, Fedor Dostoevskij

    4158254Fratelli e amanti che saltano da un cortile all’altro, di notte. S’incontrano per caso quando hanno altro da fare, e dialogano, parlano delle proprie passioni e ossessioni. Si va a casa di qualcuno, e c’è qualcun altro che spia nella stanza accanto. Ci si convince che è proprio Dmitrij il parricida, ogni suo comportamento è lì a dimostrarlo. La verità non è mai così visibile. Il male trama di nascosto. Ci sono pagine di nefandezze e turpitudini, gelosie e invidie, odio e attaccamento amoroso. Amore per donne sordide, amore per donne eleganti e nobili. Qualcosa di incondizionato che trascina allo sconvolgimento. La pazzia filosofica di Ivan. L’amore per una mantenuta. La devozione per un monaco. Il senso di colpa, anche quando è già colpa il solo desiderare. Un mondo fatto di odio e rancore, e ogni trama, ogni vicenda è mossa dalla più bassa e carnale passione per una donna, per il denaro. Anche il male assoluto che agisce per se stesso, come se dovesse riscattare la propria esistenza. Il bene: paziente e umile. L’amore per Dio. Il bene che ama con la comprensione e con il gesto. Alesa è la possibilità forse di un mondo più giusto, esempio per Kolja e altri ragazzini in un finale luminoso o sarcastico: sferzante di cinismo o religiosamente trionfante.  Il dubbio di Ivan ha ottenuto una risposta?  ”Ascolta: se tutti devono soffrire per comprare con le loro sofferenze un’armonia che duri eternamente, cosa c’entrano però i bambini, dimmi? Non si capisce assolutamente perché debbano pagare quest’armonia con le loro sofferenze! Per quale ragione anche i bambini servono da materiale e da concime per preparare un’armonia futura in favore di chi sa chi? La solidarietà fra gli uomini nel peccato io la capisco, e capisco anche la solidarietà nell’espiazione; ma i bambini non hanno niente a che fare con la solidarietà nel peccato e se la verità è davvero questa, che, cioè, anche loro sono solidali coi padri in tutte le colpe commesse dai padri, allora non è una verità di questo mondo e io non la capisco. Qualche bello spirito, magari, dirà che tanto anche il bambino crescerà e avrà il tempo di peccare; ma lui, quel bambino di otto anni sbranato dai cani, non era ancora cresciuto!” (Libro V, La ribellione).

    Uccide e muore suicida un ex bambino bastardo ed epilettico vissuto come servo nella casa del padre.

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    22 marzo 2017
    Dostoevskij, fratelli karamazov

  • Cavallo

    is“Non so come sia Helsinki centro, ma ho sentito dire che a fine settimana la città si svuota per andare in campagna. E Helsinki è esattamente devastata dal verde come qui. E adesso, passeggiando, osservo le tende alle finestre di case sparse qui e là e mi chiedo: una volta finita l’eccitazione di metterle in piedi, cosa rimane a chi le abita per riempirle? Quando gli abitanti escono dagli interni che cosa ha questo esterno domenicale di diverso dall’esterno feriale? I costumi folk? In altre parole: esistono le passioni eschimesi? Mi documento: sì, per l’escalation sociale e per i cavalli.”

    (Aldo Busi, Sodomie in corpo 11)

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    22 marzo 2017
    aldo busi, cavallo, sodomie in corpo 11

  • La camicia di Hanta, Aldo Busi

    s-l225Racconto di un viaggio in Madagascar. Un lungo monologo, con descrizioni, riflessioni e disgressioni. Tema ricorrente: la nullità degli altri, di tutti quelli che incontra, europei o malgasci. L’iperbole dell’io narrante offusca l’umanità. Le persone non sono altro che il pensiero dello scrittore, oppure le cose su cui esse si poggiano. Fa eccezione la bellezza. Dinanzi la bellezza della donna, l’esuberanza narcisista lascia posto all’inno e alla meraviglia. Hanta è una donna meravigliosa, nelle sue fattezze fisiche e per la dignità che traspare ad ogni suo gesto. Hanta gli confezionerà una camicia ricamando un Lemure e autografando con filo rosso la sua grazia. La bellezza di questa ragazza ancora vergine si contrappone a tutto un ambiente in cui commercio e soldi rubano coscienze e pensieri. Un Madagascar poverissimo, che accoglie il palazzo enorme del Presidente, migliaia di chiese, e case di terra e paglia. I soldati lungo la strada, le risaie, le donne che vi lavorano, gli occidentali con le certezze da depliant turistico. Le invettive dell’autore, il tono letterariamente elegante e minuzioso, ironico e talvolta aggressivo, si rivolgono contro l’ottusità perbenista occidentale, che inibisce la vitalità individuale al fine di inserire la felicità all’interno di un codice morale di Stato.

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    21 marzo 2017
    aldo busi, camicia di hanta, madagascar

  • Alfieri e l’amicizia.

    vittorio_alfieri(Alfieri, Vita, II, cap. XV). Mi vengono delle domande, forse contorte. Alfieri ancora ventenne e ricco si è impelagato in una storia con una donna più grande (“attempatetta”), una storia contraddittoria da cui il futuro grande Alfieri non riesce a uscire fuori, pur essendo trattato, diremmo oggi, come un tappetino, da questa “odiosamata signora”, vicina di casa, a Torino. Quindi, giunto alla risoluzione di rompere siffatto legame, Vittorio decide di trovare un diversivo. Come dimenticarla? Cerca un diversivo che lo tenga impegnato mentalmente, ma anche fisicamente. Per tenere impegnata la mente decide di scrivere, anzi completare per bene quella che sarà la sua prima tragedia, la Cleopatra; per quanto riguarda il diversivo fisico, cioè per evitare di continuare a vederla, lei che abitava a due passi dalla sua porta di casa, Vittorio chiede aiuto a un amico. Non ad un amico qualsiasi, ma ad uno di cui si fida. E qui la mia riflessione.
    Di chi si fida Alfieri? (altro…)

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    19 marzo 2017

  • Un prete

    Un prete incontro di vecchia data
    ancora giovane in apparenza,
    eppure di profilo gli anni balzano tutti in mostra
    e tutta si mostra la sobrietà
    dei sette e passa lustri alle spalle
    asciutti nelle gote non più generose
    e grigie e incavate come solo
    sorella morte sa lavorare, un prete vestito di grigio

    che parla e dice
    cose al limine della vita,
    se cioé un hobby avrei preparato
    alla mia di vecchiezza, io che non giovane giovane,
    ma alla quasi mezza età ho dato il benvenuto,
    un hobby dice …

    Parlava di sè forse,
    e del tempo e di cosa
    ci sarà al termime del viaggio
    se la carne ritornerà
    in vita.

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    19 marzo 2017

  • Aeneis, IX, vv.1-30

    IMG_0124La faccio lunga, tanto è l’ora del pensieri notturni, un pensiero un po’strapalato forse, ma lo metto qui, ad uso e consumo di chi vuole. Leggo Virgilio. Turno è stato raggiunto da Iride, inviata da Giunone. Iride lo sprona affinché assalga, in assenza di Enea, l’accampamento troiano.
    Turno quindi, dinanzi all’apparizione prodigiosa della divinità, decide di attaccare il nemico. Sequor omina tanta, quisquis in arma vocas, questa la motivazione della sua scelta. Dopo di ciò attinge con entrambe le mani dell’acqua corrente del fiume, vicino Ardea, di cui era re, e pronuncia i voti agli dei. La scena termina con la brevissima descrizione dell’esercito in marcia, e la similitudine del verso 30 e seguenti (l’esercito nel muoversi ricorda l’impeto del fiume Gange alimentato dai suoi sette affluenti, o il fiume Nilo che, dopo aver straripato, ritorna nell’alveo).
    Questi primi trenta versi del libro IX dell’Eneide mi hanno spinto a una mezza riflessione. Spesso per quanto nella vita si possa scegliere con logica e consapevolezza, capita che i fattori non presi in considerazione risultino più decisivi. E qualche volta, pur avendo preso tutte le precauzioni, è il caso o la fortuna a decidere per noi. Non sempre, ma qualche volta, e soprattutto quando non possiamo avere tutto sotto controllo, come fossimo in battaglia. E altre volte, una scelta fatta per passione e irrazionalità, risulta più vincente rispetto a quella razionale e ponderata. Turno lo sa, sa che ogni scelta ha un margine di errore, e che l’unico modo per essere sicuri di aver scelto bene è seguire l’irrazionale. Se qualcosa di misterioso e di irrazionale mi smuove e dà la forza per mettere su un esercito, allora è arrivato il momento di scegliere.
    Certo, Turno morirà. Ma non è importante questo. Poteva vincere. Il duello finale con Enea deciderà il destino di Roma. Ma ciò che mi interessa sottolineare è il fatto che la scelta della guerra sia stata fatta perché Turno è stato convinto da un prodigio, l’apparizione di Iride, appunto. Senza prodigio, egli non si sarebbe mosso. Sarebbe stato meglio, direbbe qualcuno. No, perché non sarebbe stato Turno e io non potrei ricordarlo. Essere il nemico dell’eroe principale, anche questo è un privilegio.
    Il prodigio (omen) smuove Turno; il prodigio, un’altra apparizione smuoverà Paolo di Tarso; quanti prodigi o meglio convinzioni tutte soggettive e scientificamente indimostrabili smuovono le persone a progettare e realizzare i propri sogni? Sequor omina tanta, quisquis in arma vocas …

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    19 marzo 2017
    eneide, nonus liber, turno

  • Nevica e ho le prove, Franco Arminio

    “Nei libri si devono scrivere cose che ancora non abbiamo confidato a nessuno. Altrimenti si fanno ombrelli, merendine”. I giovani e i vecchi, le donne, i luoghi. Questi tempi che sono dell’accidia. Un gesto costa la fatica della rivoluzione, e si rimane in coda. Senza neppure scorgere l’ingresso alla vita. Una lunga attesa: del lavoro, dell’amore, della felicità. Non c’è neanche la sofferenza ribelle. C’è nebbia, senza poesia. Il mare, senza onde e rumore. Le case, concentrato della modernità sbilenca. Hanno tolto via lo spazio tra le persone. Si galleggia in uno strato di marmellata di albicocche, zuccherata. Il fondo della torta non c’è. L’equilibrio della pizza. L’evocazione di una serata felice. Sorrisi, comprensione, unione. Un’attesa. In questo tempo in cui i morti sono più vivi dei vivi; in cui i vivi attendono la vita e i morti scoperchiano le tombe e sono tra di noi, con l’ombra della felicità; in questi tempi i giorni sono pagine linde e immacolate. Non c’è niente. In giro, si va solo per dovere. Ci si spreca con le parole invisibili: ci si spreca coi fantasmi. E i vecchi diventano decrepiti, i giovani non diventano adulti.
    Una panchina vuota. Un campo verde. Una nuvola, il cielo azzurro. Siamo già nel futuro. Nevica e ho le prove.

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    18 marzo 2017
    franco arminio, nevica e ho le prove

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