Ho camminato
senza fermarmi,
chissà perché?
La mia casa sempre lì
ha aspettato,
e tardi
al solito appuntamento
sono arrivato.
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Casa
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Finalmente
L’odontoiatradi cavare disse
il dente rotto.
Al responso le parole solite
hanno corso,
il prima e il dopo,
come un sacco vuoto
gonfiato e trascinato dal vento
furioso, come una serpe
che striscia e sbuca
tra il verde:
qualcosa succederà
estirpato alla radice
finalmente scomparirà.
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Neve, cane, piede
Ho letto questo breve romanzo edito da Exorma.
Tema e variazioni, in breve. Prendi tre cose: un cane, la neve e un piede, le posi in montagna, d’inverno, aggiungi una suggestione personale, e potrebbe nascerne una storia appassionante e misteriosa. Così avrebbe fatto l’autore, Claudio Morandini.
Mi sono chiesto se la mente del protagonista possa in realtà funzionare proprio nella maniera in cui è stata rappresentata. Il lungo monologo sostituito da finti dialoghi è davvero ricco di spunti che conferiscono leggerezza al tema trattato. Non credo sia corretto cercare un rigoroso realismo. La storia sarebbe surreale e favolistica, leggera e al tempo stesso cupa e disperata, eppure benedetta dal biancore della neve.
Certo, si sarebbe potuto approfondire sulla vita del protagonista, che risulta un po’ così, rimane in aria (il capitolo settimo credo sia un capitolo di “riparazione”), e questo ripetere sempre il nome come un mantra, per colmare ciò che non si sa e non si saprà mai di Adelmo, potrebbe stancare il lettore, svelando un gioco ipnotico.
Ho apprezzato soprattutto la montagna come descritta, e quell’idea di fuga e rinuncia beffarda dalla civiltà che, anche se non se ne comprenda bene il motivo, corteggerebbe l’autore e, di riflesso, il suo lettore
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Discussione
Il vetro appannato
e tu parli,
sciogli l’equivalenza,
e io scorgo
una trasparenza
sopra la plancia,
un’assenza
d’alito nemico.
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Teatro
Tra di noi
qualcuno vorrebbe
fare l’attore
sul palcoscenico
dei sentimenti.
Alla fine del terzo atto
si torna tutti a casa.
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Indifferenza
Sale di mare
il suono che sbatte contro
l’udito,
ed è tutto
sempre tutto il solito
muggire di sempre
senza niente
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parco archeologico

clicca qui e guarda il video Questo è un parco archeologico come le rovine di Pompei. La rovina di un paese, qualsivoglia paese, di tutti i paesi e di tutti i resti amabili perché sconfitti dalla storia e dal tempo. Ecco i nuovi luoghi antichi che vengono dal passato più recente, che come resti archeologici traboccano di visioni, sogni, ideali di una civiltà scomparsa e sconfitta: senza più amore, senza cura, corpi disfatti dalla fame e dall’emarginazione. Sono questi, e quanti ancora s’aggrappano a quel cuore in armonia col mistero della vita. È stato sradicato un albero secolare. La legna arde in altri luoghi.
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Una storia vera (1)
di Giulia F.
Non giudicatemi, ho cercato di essere me stessa e non è stato facile. Da piccola sono stata una bambina silenziosa, per questo ero messa da parte dai miei compagni. Non mi cercava nessuno, ero solo un intralcio. I bambini sanno essere spietati e cattivi, mi nascondevano il diario di scuola e lo ritrovavo dentro l’armadietto dei libri, in bagno oppure sotto l’albero del cortile. Ogni volta che la maestra faceva il dettato, io non trovavo le penne, chiedevo che qualcuno me ne prestasse una nera o blu, anche smanciata nel tappo, consumata, ma nessuno mi voleva bene. La maestra mi rimproverava, avevo tentato di spiegare il mio problema con tanta timidezza come un uccellino impaurito dentro la gabbia, ma neanche lei mi ascoltava, credeva che fingessi. E un giorno provai a parlare con la preside, una signora grande, che vestiva sempre di bianco. – Preside mi rubano sempre le penne e il diario – denunciavo. – chi sono questi compagni cattivi? (altro…)
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Leopardi, sulla bellezza.
Leggo il p. 1318 dallo Zibaldone. Leopardi non definisce cosa sia la “bellezza”, (probabilmente l’avrà già fatto o non lo farà mai) bensì afferma che “intorno al giudizio del bello, non opera tanto l’assuefazione, quanto l’opinione”. In breve, un libro, una donna, un quadro, una poesia è giudicata tanto più bella quanto maggiore è la sua notorietà. Dal giudizio all’assuefazione, il passo è breve. Per dimostrare quanto affermato Leopardi chiama in causa l’esperienza quotidiana: “Chi non sa che una bellezza mediocre, ci par grande s’ella ha gran fama?”. Poi parla degli scrittori e dice: “il formare il gusto, in grandissima parte non è altro che il contrarre un’opinione… se tu cambi opinione, ecco che quella stessa opera ti dà sommo piacere, e ci trovi infinite bellezze di cui prima sospettavi.”
