Puoi chiamarmi … Matilde Falasca

di Silvio Di Costa

Puoi chiamarmi Emma di Matilde Falasca, editato da Giulio Perrone editore (Roma 2022) parla di una ragazza di nome Margherita che frequenta il liceo Saffo di Roma. È una ragazza piena di sogni, di speranze ma soprattutto possiede una personalità forte e determinata. La sua vita è concentrata su un suo stato d’animo non meglio definito che chiama non so chi. In tutto il libro resterà questo stato d’animo, ma nel contempo Margherita inizierà a sbloccarsi e vivere più intensamente. 

Le emozioni descritte sono quelle tipiche di noi adolescenti. Margherita inizia il suo processo di crescita e cambiamento servendosi di alcune lettere che firma e scrive usando un alter ego, perché nelle lettere non sarà più Margherita ma Emma. Emma s’innamora di un ragazzo, e anche lui ha un alter ego: Teo.

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audiolibro – il salto del cavallo

AUDIOLIBRO IL SALTO DEL CAVALLO di Francesco Gianino – ed. Mare Nostrum (2020)

Per ascoltare clicca sui singoli capitoli in rosso

Capitolo I

Di quando il nostro eroe riconobbe la bellezza, ma rammemorò scempio e cattiveria.

Capitolo II

Di quando il nostro eroe uscì di prigione e fece visita alla madre.

Capitolo III

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Il tornello dei dileggi e Catania

Questo, per intenderci subito, non è un romanzo su Catania, ma la città etnea è presenza invisibile. Nel Tornello dei dileggi (Salvatore Massimo Fazio, Il tornello dei dileggi, arkadia, 2021) il nome della città etnea è citato parecchie volte. Come l’apparizione della Madonna. Lei si fa vedere una volta sola: poi resta tra le mani la toponomastica, l’assenza e i desideri. Catania non si vede, ma è un nome: direi che sarebbe persino veramente innominabile in quanto indescrivibile, e per questo mille volte invocata. Un’assenza continua, come nelle migliori liriche. Silvia, Lesbia, Laura, Beatrice. Nominate, invocate, fantasmatiche. Il nome (le lettere del nome) abbracciano tutto quanto è di lei rintracciabile. Il nome desiderato, assente ed inconoscibile, oggetto di celebrazione o bestemmia.

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PER UNO SCIASCIA DOSTOEVSKIANO

di Marco Trainito

Nel 2021, com’è noto, ricorrevano due importanti anniversari letterari: il bicentenario della nascita di Fëdor Dostoevskij e il centenario della nascita di Leonardo Sciascia. Assai opportunamente, pertanto, la studiosa siciliana Antonina Nocera ha dato alle stampe già nel marzo del 2020 un breve e denso saggio in cui è tracciata un’ipotesi interpretativa su certi echi dostoevskiani nell’opera di Sciascia. Il volumetto, edito dalla casa editrice Divergenze di Pavia, si intitola Metafisica del sottosuolo. Biologia della verità fra Sciascia e Dostoevskij ed è arricchito da una prefazione di Antonio di Grado, direttore letterario della Fondazione Sciascia, e da una postfazione del critico letterario e cinematografico Federico Fiore.

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La cattura, Pirandello

Un signore avvilito, stanco, porta per anni il lutto della morte del figlio. Trascorre le giornate in campagna, viaggia cavalcando un’asinella, si è risposato. Un giorno i banditi lo fermano per strada e lo sequestrano pensando di poter ottenere un buon riscatto. Invece nessuno si cura della scomparsa del Guarnotta, così si chiama il signore, al punto che i banditi sono in dubbio se ucciderlo oppure lasciarlo libero. Nel frattempo il Guarnotta, condotto in una grotta di montagna, ha riconosciuto l’identità dei sequestratori. Per i banditi il rilascio è troppo pericoloso. Temono la denuncia ma d’altra parte non vogliono sporcarsi inutilmente le mani di sangue. Decidono dunque di mantenere in vita l’uomo, sotto stretta vigilanza, finché non sarebbe morto di morte naturale. Il Guarnotta, a cui è negata la libertà, riscopre un’altra esistenza: legge, filosofeggia sulla luna e gli astri, conosce le famiglie dei banditi, diventa come un nonno con i bambini, un santo. I carnefici sono le vittime e la vittima è carnefice. Questa la trama del racconto La cattura di Luigi Pirandello.

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COME NON SI SCRIVE UN LIBRO SU DOSTOEVSKI

di Marco Trainito

Una premessa doverosa a questa nota fortemente critica sul libro di Paolo Nori “Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fëdor M. Dostoevskij” (Mondadori 2021), è che l’autore è uno che sa benissimo di cosa parla, essendo un esperto di letteratura russa, nonché un traduttore di classici russi (Puškin, Gogol’, Turgenev, Tolstoj, Cechov, Gončarov e lo stesso Dostoevskij). Questo vuol dire che sull’argomento del suo libro Nori ha dimenticato più di quanto siano in grado di ricordare quasi tutti i suoi lettori, e quindi ha le carte in regola per scrivere una biografia romanzata memorabile su Dostoevskij.

Cosa c’è, dunque, che non va in un libro che sa farsi apprezzare soprattutto per la mole di informazioni che fornisce non solo su Dostoevskij ma anche su una folla di scrittori e critici soprattutto russi che in vario modo hanno avuto a che fare con Dostoevskij?

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Nella colonia penale, Kafka

Il racconto Nella colonia penale di Franz Kafka è davvero crudele e spaventoso. E non per ciò che si legge sin dalle prime pagine – la descrizione della macchina della morte – ma per come, nello sviluppo, la verità acquisisca una luce spietata e reazionaria. L’inscrizione sulla pelle della legge, tortura e illuminazione nel dolore, sembrerebbero la rappresentazione di un sistema sociale o statale che persegue strade limacciose e disumane pur di affermare una umanità o una speranza di verità; tolto il rapporto sadico tra potere e subordinato – legge e disobbedienza – qualora la giustizia cominci ad essere giusta e democratica, subentra il caos, il disordine manipolabile dalla rivoluzione: una nuova burocrazia in cui la giustizia diventa violenta, irrituale e incomprensibile. Il viaggiatore, responsabile di questo ribaltamento, non vuole continuare la rivoluzione, e lascia l’isola.
Kafka forse vuole dire che, dal suo punto di vista, l’umanizzazione dell’amministrazione della legge, le forme di democrazia o potere al popolo, sono una discesa verso il caos in cui il carnefice diventa vittima, e si elimina un sistema per istituirne un altro in cui all’individuo, nella sofferenza, è tolta la possibilità di vivere una propria verità. 

©fg

L’insostenibile leggerezza della vita

L’innesto si intitola la commedia di Pirandello che apre il secondo volume delle opere teatrali nell’edizione Mondadori. È la storia di una donna sposata e di un marito impotente. Un giorno Laura è violentata da uno sconosciuto che dopo l’atto fugge. Rimane incinta e il marito vorrebbe costringerla all’aborto. Laura rifiuta e accetta il figlio come un frutto dell’amore coniugale.

Il tema affrontato è l’irrompere violento della natura, la sua forza, che guasta e rovina un ordine fondato sulla razionalità e il buon senso, la convenzione e il rispetto della consuetudine sociale. Le regole della città vengono sovvertite da quelle della natura.

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Il bello, il buono e Pirandello

La commedia O di uno o di nessuno è inserita nell’edizione Mondadori delle opere teatrali di Luigi Pirandello subito dopo la versione in italiano di Liolà con testo a fronte in bellissimo siciliano agrigentino. Queste sono due opere scritte in periodi diversi: la prima durante la guerra mondiale, la seconda durante il primo dopoguerra, in pieno fascismo.

Come è solito in Pirandello, l’impressione che si riceve dalle sue storie è dell’esistenza di una necessità civile che è regola delle relazioni umane, necessità anche tragica, contro cui il protagonista si inventa una soluzione di libertà, di sopravvivenza bizzarra e stravagante. Un tizio che vorrebbe possedere la patente di jettatore, per esempio; l’altro che cambia identità per cambiare vita.

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I fantasmi di Librino, Spanò

Il primo dei cinque racconti che compongono la raccolta è un colpo di mortaretto: quel boom esploso in aria quando è ancora giorno, prima che la festa inizi. E basta quel fuoco, chiamiamolo, di cannone, perché tutto cambi: tutto ciò che prima era aria indifferente di giornate feriali, il cuore sente essere diventata qualcosa di non comune. Sentiamo l’odore della festa, la trasfigurazione delle ore.

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