Continua la scrittura intorno la morte, che vuol dire anche fare memoria, ricordare i momenti di vita, la linea intera, prima che questa venga spezzata. Sembra che sia ancor più del volume poetico del 2015, una raccolta di incontri e rivelazioni. Aleggia una modalità dantesca. L’ambiente non è il mondo ultraterreno, ma i luoghi della città rivissuti attraverso la memoria o la presenza, e in questi il poeta incontra amici, amori oppure se stesso, colti in un momento significativo e paradigmatico. Nella sezione Aurora con rasoio è come inoltrarsi nella selva dei suicidi. La forma poetica sceglie un andamento orizzontale, prediligendo lo spazio metrico anziché quello delle strofe o del verso tradizionale.
(altro…)Categoria: poesia
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Incontri e agguati, De Angelis
Sono poesie legate tra loro dal tema della morte (Mondadori, 2015). Chi fa l’agguato alla vita è la morte, in guerra permanente con l’esistenza. Inizialmente si cerca un accordo col nemico, si fa una trattativa di pace, ma col tempo i patti vengono infranti e la morte intona la sua canzone in re, dominatore assoluto dell’universo. La minaccia dell’agguato, s’intende, le ferite di guerra, la morte di amici e affetti famigliari, segnano la vita.
Questo il tema dominante delle prime due sezioni del libro (Guerra di trincea e Incontri e agguati). La terza sezione (Alta sorveglianza) è affidata al racconto sempre in forma poetica di un femminicidio, articolato tra la voce di un professore, il poeta, che lavora presso il carcere di massima sicurezza di Milano – Opera, e la confessione dell’omicida già condannato. Gli incontri a cui fa riferimento il titolo dell’opera sono invece ricordi anche commossi di amici o famigliari; e prevale la luce della vita, quand’anche questa proietti ombre e ferite.
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Nosferatu non esiste, Accardi

Poesie raccolte intorno ad alcune idee ricomposte in maniera romanzesca dal titolo Nosferatu non esiste (Arcipelago Itaca 2021). Il lettore intanto si sposta tra diversi luoghi, dalla ragnatela delle quattro pareti di una casa patria, fino a Bruxelles, nel comune di Molenbeek-Saint-Jean. Il luogo di partenza potrei immaginare essere la luce della Sardegna, i paesi che finiscono in spiaggia. Azzardo l’omissis: Cagliari. Poi spadroneggia Palermo, e la spiaggia senza tempo e vacanziera di Mondello. Per somiglianza altre spiagge benché provinciali suggerisce ai miei ricordi questa toponomastica: quelle del ragusano, così alla moda e vampirizzate da geometri e villeggianti, quanto desolate in eterna giacenza extra umana (sole, pineta, sabbia, mare, pescherecci all’orizzonte, erba infestante nei vicoli più stretti, qualche petroliera come vascelli d’esistenze eroiche fluttuanti, fabbrica ex di ex mattoni in una ex vita) che fanno sentire noi umani davvero come le formiche in una ipotetica (o reale) canzone di Battiato: vanno e vengono per ferragosto, s’attendano, e non sanno perché mettere casa sulla sabbia per una notte, trovare patria e libertà sotto le stelle tra il comune far finta di niente.
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Cento sonetti indie, Alvino
Al poeta si può incolpare la mancanza di coraggio nel forzare l’illusione, non la sincerità dell’intenzione. La colpa è non essere stato meno sincero di quanto la sincerità imponesse. Rompere gli argini e farci cadere a testa in giù in un inferno incantato. Non lo ha fatto, anche se aveva carta bianca. Forse la pandemia, forse la sua verità lo ha fregato.
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Riproduzioni in scala, Marra
Non c’è nessuna storia attorno a noi / non siamo / neanche soldati d’avanguardia / macellati nemmeno / eroi ingigantiti nei quadri – siamo i sacrificati durante il raccolto, le città sostituite dalle strade, dai cartelloni pubblicitari.
Ma l’essere non è il divenire.
Tutti part-time e i mercati / crolleranno, tutti disertori e le guerre / smetteranno …
Un dichiarato sentimento d’alienazione della ‘pienezza dell’essere’, dalla gioia dell’esistenza. Il contesto sociale e urbano è conseguenza. Non c’è, dice il poeta, un fronte di guerra, non c’è un nemico per cui vivere o morire: siamo già morti:
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Amur del temp, Franco Loi
L’amore, come nella tradizione poetica del Duecento, dalla poesia provenzale al Dolce Stil Novo, è un’esperienza di passaggio che conduce verso le regioni della luce. Il mezzo, il tramite dell’esperienza, è la donna: la figura femminile simbolicamente o allegoricamente, quanto meno in certa esperienza stilnovista e in Dante, rappresenta la sapienza oppure la fede, la virtù della bellezza che nobilita il cuore, ma lo scuote fino a farlo morire. Ma la donna smaterializzata e angelo non è la donna di Franco Loi in Amur del temp (1999), ma intatta è la beatitudine carnale e spirituale che le regioni della luce d’amore promettono.
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Il cielo pende dai lampioni, Cannizzo
È vero che il pronome Io non trova luogo, ma è più vero ancora che l’Io si è calato nella buca del suggeritore e sul palco è di scena l’analogia: la figura retorica più amata dalla tradizione poetica modernista. Essa, come usata dal poeta della raccolta Il cielo pende dai lampioni (Algra, 2020), Enzo Cannizzo, plasma immagini stentoree, epigrammi dalle ali iridescenti. E, in questa mia lettura, le poesie sembrerebbero emanare bagliori di ombra, luci di assenze, proiezioni di ex vita, essenze dell’altrove.
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Suite Etnapolis, Lanza

Nessuna
storia fuori dalle celle dei numeri
Si conclude così il giovedì di Suite Etnapolis di Antonio Lanza, ed. Interlinea, 2019.
Poco prima:
ti ricordi con un misto
di eroismo e malinconia
il cielo com’era chiaro
prima di entrare.
Tutti noi, che al centro commerciale abbiamo trascorso anche poco tempo di un tempo estivo, sappiamo quanto siano dissonanti il fuori e il dentro. Etnapolis sorge, come tanti centri omologhi, in una vasta zona confluente di strade, e tanto più queste si allontanano dal pachiderma mercato, quanto più le strade riprendono il volto solito – buche, strati irregolari d’asfalto, guardrail divelti – e di conseguenza col freddo c’è il freddo, e col caldo canicolare d’agosto puoi friggerci sull’arido suolo l’uovo e calare la pasta nell’acqua che bolle in pentola.
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replay Amelia Rosselli

questo testo nasce da un incrocio di
idee suggestioni dalla lettura di Spazi
metrici di Amelia Rosselli una delle
considerate più importanti poetesse del
Novecento. Ho regolato il righello per
ottanta battute e ho cominciato a
scrivere avendo come punto di
riferimento solo idee senza pensare
dove queste dentro lo spazio cadessero
importante che cadano senza che ci sia
un obbligo calcolato dall’io scrivente,
bensì della macchina che ricostruisce
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All’altro capo, Deidier
La sezione Chimica dell’abbandono (tento questi appunti per un lettura della silloge poetica All’altro capo di Roberto Deidier, ed. Mondadori, 2021) termina con questo canonico endecasillabo, ictus in sesta posizione che discende all’Ade: ora scrivo di notte, scrivo ai morti. La sezione prende inizio con un corsivo: i giorni che cadono, E guadagnano illusioni, stelle in fiamme. E poi un altro endecasillabo: ho sempre trovato te, all’altro capo. L’altro capo del mondo, nella mia lettura, è il regno dei morti, ovvero il ricordo: l’inverso della luce è l’ombra, alla parola il silenzio, alla luce meridiana il tramonto, alla realtà la metafisica.
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