Provincia Letteraria

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  • Chi sono
  • Il giardino assente

    Siamo della stirpe dei mistici, di quelli che vogliono dare forma, voce al mistero. Intorno all’assenza ricamiamo trine di gigli misti a viole. Scrive Gozzano:

    Un bacio. Ed è lungi. Dispare

    giù in fondo, là dove si perde

    la strada boschiva

    Riempiamo l’assenza con lo stupore, e segretamente speriamo che l’attesa sia infinita, sperdutamente infinita. Ricostruiamo l’Eden di un dio permanentemente atteso: non finiamo nell’imbuto del bosco infernale.

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    27 dicembre 2022
    amelia rosselli, assenza, carlo bordini, guido gozzano, vuoto

  • Girasoli: Montale e Sergio Solmi

    Era agosto, in Andalusia. Fermammo l’automobile sul lato della carreggiata. Avevamo lasciato un paese tutto bianco, e ora in mezzo a un campo di girasoli anneriti dai raggi implacabili del sole ci scattammo una foto. Poi ripartimmo per Siviglia. 

    Montale nel 1923 scrive Portami il girasole ch’io lo trapianti. Misteriosa è l’identità dell’interlocutore a cui viene chiesto di irrompere nella vita buia del poeta e trasfondere in essa un’essenza di luce e vitalità. Del 1949 è invece la poesia A un girasole di Sergio Solmi, pubblicata nella raccolta Dal balcone.

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    23 dicembre 2022
    eugenio montale, giacomo leopardi, la ginestra, poesia, sergio solmi

  • La campagna invisibile, su Pascoli.

    Non saprei se in assoluto Pascoli sia sempre stato così avverso alla vita cittadina. Nei suoi versi non è rara la contrapposizione tra la voce della città e quella della campagna. La presenza di una voce presuppone un dialogo oppure un monologo. Ecco, in campagna avviene un dialogo strano; in città invece monologhi o, eventualmente, ci si scambiano informazioni a distanza, usando il telegrafo. La città è univoca, sorda, la campagna invece crea corrispondenze. I fili tremuli di rame, le rote ferree, le querule campane (in Solitudine, da Myricae), sono un repertorio di suoni cittadini o comunque una modernità caotica. La natura è una patria, la città un’avventura senza ritorno.

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    22 novembre 2022
    Leopardi, natura, pascoli, petrarca, saba

  • Le trite parole di Saba

    Una delle ultime raccolte di Saba, Mediterranee, esplicita coerentemente cosa significhi essere poeta: dire la verità, essere onesto, usare parole semplicissime nel raccontare la complessità. Scrivere versi significa svelare, nominare pubblicamente e con coraggio il desiderio. Allora la storia più difficile da raccontare è quella che si dispiega sotto l’ombra di parole “trite” come amore, fiore, dolore, cuore. Parole che i poeti eviterebbero come fossero, in assenza di ispirazione, un porto franco, luogo della commozione. La poetica della semplicità di Saba invece fa in modo che le cose nominate – il desiderio e l’oggetto del desiderio – siano proprio quelle, senza simboli. E così nel denudarsi si impone un pudore, una paura, un freno o un’astuzia formale che tiene discosto il dilemma decisivo.

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    21 novembre 2022
    amai, bellezza, poesia, saba

  • alla Guido Gozzano

    Non sono uno studioso di Gozzano, il poeta dell’Amica di nonna Speranza. Non so farne un discorso critico. Quello che scrivo lo scrivo per moto di commozione. Le poesie di Gozzano – poeta da me amato – hanno il tono pentito dell’esteta per sbaglio, un esteta al contrario, quello della non esibizione, che fa poesia alla Leopardi, ricordando i ricordi, senza azione.

    Guido ha memoria di qualcosa che non ha mai vissuto: vita sentimentale e romantica. Il suo mondo interiore nasce coi quadri, le stampe, gli oggettini d’arte, poesia e letteratura. Uno di noi, insomma, che conosce attraverso specchi e rappresentazioni. Uno che ha capito dove la natura lo porta –  una semplicità ammazzata dalla macchina. Memoria di un Ottocento da salotto bonario e basico, la borghesia che legge i romanzi del D’Azeglio sul comò, l’epoca del sentimento ingenuo e della musica: poesia di un facsimile. Gozzano ama ciò che non è, e favoleggia alla vista delle rovine delle ville abbandonate, dentro case di signore garibaldine e nipoti vergini.

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    10 novembre 2022
    bellezza, crepuscolare, GUIDOGOZZANO, io, Leopardi

  • Ovidio a Vienna

    Nota di ascolto della Sinfonia in re maggiore La caduta di Fetonte (Der Sturz Phaëtons) di Carl von Dittersdorf

    Le citazioni latine dalle Metamorfosi di Ovidio ad inizio di ciascun movimento musicale sono la cornice narrativa della Sinfonia Der Sturz Phaëtons di Carl von Dittersdorf (Vienna, 1739 – Deštná, 1799). Ma questa non interpreta alla lettera il racconto. La scrittura poetica è ricca di ekfrasis, descrizioni astronomiche e geografiche secondo la modalità del catalogo: terre fiumi montagne sono sconvolti dal passaggio ravvicinato del sole – in Ovidio prende forma anche il tema della catastrofe. E il compositore austriaco cerca una soluzione musicale. Tralascia il tema della catastrofe, quello dello stravolgimento dell’ordine cosmico, e sviluppa musicalmente un altro motivo ovidiano, quello della contrapposizione tra leggerezza e gravità (lenis – gravis): la leggerezza del volo, la sospensione e l’incertezza: la gravità e la caduta.

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    24 ottobre 2022
    carl von dittersdorf, Der Sturz Phaëtons, la caduta di fetonte, metamorfosi, ovidio, sinfonia in c, sole

  • Lo scandalo di una risata

    Dal greco scandalo (σκάνδαλον) significa ‘insidia’. ‘Turbamento della coscienza e della sensibilità altrui, provocato da atti, comportamenti o discorsi contrari ai principi correnti di moralità, di pudore, di giustizia, ecc.’.

    Quando la storia di un individuo si scontra con la storia della propria comunità fatta di leggi scritte o convenzionalmente condivise, nasce lo scandalo: è messa in pericolo la sopravvivenza di una idea di normalità e perfezione sociale.

    I racconti di Kafka, Il Processo, per esempio, rappresentano l’insinuarsi di una norma preventiva che sottrae allo scandalo spazio tempo parola, fino alla soppressione.

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    22 ottobre 2022
    borghesia, diversità, fascrismo, kafka, pirandello, scandalo, una giornata

  • To the lighthouse, Virginia Woolf 

    di Agata Pappalardo

    Nel 1925 Virginia Woolf afferma molto chiaramente che la parola “romanzo” non le appare adatta per descrivere i suoi lavori; lei piuttosto avverte l’esigenza di appropriarsi di un nuovo termine che colga più efficacemente la sua scrittura, così le viene in mente di usare il termine “elegia”.

    Al faro vuole proprio essere un’elegia indubbiamente rivolta al faro di St. Ives dove Virginia trascorreva da bambina le vacanze estive. È opportuno ricordare che la preposizione to in inglese non indica solo un moto a luogo, ma è anche un dativo, dunque introduce un complemento di termine, un’offerta rivolta a qualcosa o a qualcuno. Ecco che l’oggetto a cui si rivolge Virginia in tono elegiaco è il faro.

    Il faro si staglia in verticale sulla massa marina orizzontale dei ricordi d’infanzia, dunque il romanzo si configura come un’elegia rivolta alla memoria, nella consapevolezza che, in questa disposizione dello spirito, “la vita tornerà con un’aggiunta di senso” (N. Fusini, Commento e note ai testi. Al faro, ne I meridiani. Virginia Woolf. I romanzi, Mondadori, 1998). Del resto, il significato lo si raggiunge sempre così, a distanza di anni; si approda al senso del passato quando se ne sono prese le distanze e il passato appare un atollo della nostra coscienza. 

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    1 agosto 2022
    agata pappalardo, gita al faro, sartre, to the lighthouse, virginia woolf

  • Leggere Cicerone

    Uno degli autori antichi di cui è giunta grandissima parte della produzione letteraria è Cicerone. Orazioni politiche e giudiziarie, manuali di scrittura, saggi di filosofia e storia della retorica, raccolte di lettere. Gran parte delle conoscenze dell’ultimo periodo della repubblica di Roma si confrontano col punto di vista, lo sdegno e la passione politica di questo campione dell’arte della persuasione. Leggere Cicerone non è un esercizio liceale, ma un’avventura della conoscenza. Nulla di quanto scritto, è stato fatto per averne un tornaconto economico. D’immagine, sicuramente. Interessi politici, esistenziali. Ma non direttamente economici. Cicerone, per quanto le orazioni circolassero già nelle librerie dell’epoca, non viveva di scrittura. L’otium letterario inoltre non produceva reddito, ma garanzia d’immortalità. Leggere gli antichi è quindi, come fatto di principio, già una promessa di autenticità, una sfida alla morte.

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    1 agosto 2022
    cesare, Cicerone, clemenza, cleopatra, otium, repubblica di roma

  • Ferrovie della letteratura

    di Marco Trainito

    Questo romanzo di Gian Marco Griffi, uscito circa un mese fa, è probabilmente destinato a diventare il caso editoriale dell’anno. Sarebbe un errore farsi scoraggiare dalla mole (sono 816 pagine, compresa la postfazione di Marco Drago), perché si tratta di uno di quei casi rari di storia magnetica e fascinosa che sin dalle prime pagine ossessiona a tal punto il lettore da impedirgli di staccarsene, trascinandolo con sé fino alla fine. 

    La trama portante, dalla quale però si dirama un’infinità di storie secondarie, è costituita da una vicenda grottesca. Siamo ad Asti, nel mese di febbraio del 1944, e il giovane milite della Guardia nazionale repubblicana ferroviaria Cesco Magetti, tormentato dal mal di denti e impossibilitato a recarsi dal proprio dentista Guasco, perché aveva da poco disertato per raggiungere i partigiani sulle colline, riceve dal suo Aiutante capo Morucci un incarico assurdo: “redigere una documentazione dettagliata della rete ferroviaria del Messico” (p. 11) in una settimana, a partire dall’indomani, 9 febbraio. Questo incarico, che sconvolgerà in vari modi non solo la vita di Cesco ma anche le vite di molte persone che gli stanno attorno, compresa quella dell’odioso Obersturmbannführer Hugo Kraas, non è altro che uno dei risultati a cascata del classico “effetto farfalla”, e la farfalla in questione aveva mosso le proprie ali il 7 giugno dell’anno prima in uno sperduto ufficio dell’Ordnungspolizei (Orpo) di Berlino.

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    28 giugno 2022
    ferren, ferrovie del messico, gian marco griffi, giuuliomozzi, laurana, marco trainito

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