Il mestiere del professore (19)

(biblioteche scolastiche)

Non lo so, perché al tempo non c’ero. Ma tutto questo fa pensare alla storia che va avanti, travolgendo pietre e campagne, e tutto cambia, e non è vero che le cose rimangano così come sono. Entro nella biblioteca scolastica e, come tante altre biblioteche scolastiche, trovo un ambiente ricco di libri, volumi pregiati, testi specialistici di storia e filosofia, edizioni fuori commercio, anche rare, volumi di sociologia, storia, oltreché i soliti classici italiani e stranieri, copie in lingua originale, saggi di critica, Fubini e company.

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Il mestiere del professore (18)

(La cagnolina Bibì entra a scuola)

Uno degli ultimi capitoli di Uno, nessuno e centomila, Pirandello ovviamente. Il paragrafo s’intitola Il Dio di dentro e il Dio di fuori. Che sarebbe come dire: le forme visibili e invisibili del sentimento religioso. L’andamento rapsodico del romanzo raccoglie un ampio repertorio d’immagini e riflessioni sulle forme dell’io che si rivela molteplice quanto le sue rappresentazioni. Nel finale Vitaliano Moscarda rinuncia anche al proprio nome, per vivere fuori dalle costruzioni umane, lontano dalla città, in un ospizio di campagna, in un luogo amenissimo. Osserva il paesaggio e vi si immerge per ciò che di indefinito e vago suggerisce: all’alba, quando le cose appena si scoprono […] Impedire che il pensiero si metta in me di nuovo a lavorare, e dentro mi rifaccia il vuoto delle vane costruzioni.

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Il mestiere del professore (17)

(sul nulla e gli animali domestici)

Leggere Pirandello fa senso: lambiccarsi per cercare l’identità e scoprirne nessuna o mille, è un fatto universale senza scadenza. L’accanimento per una definizione ultima a tutti i casi dell’esistenza (e non riuscirvi) è stata forse una peculiarità della sua epoca, quando la società borghese vestiva un abito impeccabile di retorica e il discorso pubblico non ammetteva dubbi sulla sincerità dell’uomo perbene: le ombre e l’immoralità appartenevano alla povertà e al bisogno. Il ceto dominante si auto-definiva, e Pirandello lo smascherava.

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Il mestiere del professore (16)

(ancora sul fare i compiti)

Il punto, viene obiettato, è quale modello imitare. Anche lo studente più distratto e ribelle concorda sulla necessità di svolgere esercizi intesi come un’attività d’imitazione di alcuni modelli culturali. Ma quali modelli? E qui l’annosa questione intorno al programma scolastico: Manzoni sì Manzoni no, lo studio del latino, le scelte antologiche.

E su questo, accordandoci che l’ingegno sia assuefazione, sono tante le dispute, sui giornali o per i corridoi, che terminano là dove comincia la libertà d’insegnamento. Se l’ingegno è assuefazione, la cultura è una costruzione artificiale. Per citare Pirandello l’uomo piglia a materia se stesso, e si costruisce, sissignori, come una casa. E la costruzione dura finché non si sgretoli il materiale dei nostri sentimenti e finché duri il cemento della nostra volontà.

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Il mestiere del professore (15)

(A cosa servono gli esercizi?)

Gli studenti si chiedono spesso a che serva svolgere un copiato, un esercizio di traduzione o parafrasi, quando già tutto è stato tradotto o riscritto; che senso avrebbe ricopiare cinquanta versi di Dante oppure riassumere un racconto. A cosa serve rifare quanto appartiene al passato e non ha utilità. non dico pratica, ma neanche teorica? L’unico copiato utile allo studente sarebbe quello che eviterebbe di impiegare tempo e sforzo intellettuale nello svolgere un compito.

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Il mestiere del professore (14)

(Supplenza di latino)

Oggi sono entrato in una classe prima. Il loro professore di lettere è in malattia da un mese, non è stato nominato il supplente e ancora non hanno cominciato il latino. Quando l’ho saputo ho preso in mano la situazione: avevo solo un’ora di tempo.

Se ci pensate studiare la grammatica di una lingua è come comprendere come potrebbe funzionare un’applicazione informatica, una di quelle complicate: ciò che c’è da capire appartiene alle regole del meccanismo e del miseramente umano, rapporti di causa ed effetto. Non ci sono salti di logica, questioni filosofiche, impostazioni metafisiche, non ci sono complicazioni numeriche, interpretazioni. C’è solo materia da mettere in colonna.

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Il mestiere del professore (13)

(A chi serve?)

È nei volti e nelle parole. Una volta diventava espressione, il dolce vinceva l’amaro, la stanchezza di chi costruisce sentieri quando c’è già un’autostrada pronta all’uso.

Adesso solo occhi, e il non senso stampato sotto il naso. A chi serve? Perché?

E quando la curiosità, l’interesse, la passione sono un vortice, sei proprio tu che ti chiedi se non stai prendendo in giro a qualcuno. Racconti quello che sai, correggi quello che ancora loro non sanno. E poi ti volti, dopo pochi minuti, sei in cortile. 

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L’insostenibile leggerezza della vita

L’innesto si intitola la commedia di Pirandello che apre il secondo volume delle opere teatrali nell’edizione Mondadori. È la storia di una donna sposata e di un marito impotente. Un giorno Laura è violentata da uno sconosciuto che dopo l’atto fugge. Rimane incinta e il marito vorrebbe costringerla all’aborto. Laura rifiuta e accetta il figlio come un frutto dell’amore coniugale.

Il tema affrontato è l’irrompere violento della natura, la sua forza, che guasta e rovina un ordine fondato sulla razionalità e il buon senso, la convenzione e il rispetto della consuetudine sociale. Le regole della città vengono sovvertite da quelle della natura.

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Il bello, il buono e Pirandello

La commedia O di uno o di nessuno è inserita nell’edizione Mondadori delle opere teatrali di Luigi Pirandello subito dopo la versione in italiano di Liolà con testo a fronte in bellissimo siciliano agrigentino. Queste sono due opere scritte in periodi diversi: la prima durante la guerra mondiale, la seconda durante il primo dopoguerra, in pieno fascismo.

Come è solito in Pirandello, l’impressione che si riceve dalle sue storie è dell’esistenza di una necessità civile che è regola delle relazioni umane, necessità anche tragica, contro cui il protagonista si inventa una soluzione di libertà, di sopravvivenza bizzarra e stravagante. Un tizio che vorrebbe possedere la patente di jettatore, per esempio; l’altro che cambia identità per cambiare vita.

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Il mestiere del professore (12)

(Lamentatio)

In tutti questi anni ho visto cose che non si possono raccontare. Sentimenti di rivalsa, rigorismo: la sfida inconscia con le materie scientifiche, lo smarrimento del docente letterato che altera l’aspetto in nero cipiglio anche quando il lui è una lei graziosa e amabile.  

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